Alcuni decenni fa, quando si parlava di pensione integrativa, la gente storceva il naso, anche se all’epoca il rendimento possibile del capitale versato era piuttosto allettante. Non si sentiva l’esigenza di fare un fondo di pensione in più rispetto a quanto maturato in tanti anni di lavoro. Certo, all’epoca la pensione era calcolata con il sistema retributivo, si andava in pensione con la media della retribuzione dei 5 migliori anni negli ultimi 10 e bastavano 35 anni di lavoro a prescindere dall’età. Una persona che aveva iniziato a lavorare a 17 anni, poteva andare in pensione a 52.


Grazie alla professoressa Fornero soprannominata “lacrime di coccodrillo” ora si va in pensione con il sistema contributivo e con almeno 66 anni e 7 mesi di età, ben 15 anni di lavoro in più rispetto a prima, prendendo decisamente di meno di pensione. Per i giovani, ormai, la pensione fa quasi parte del mito del passato e per questo aumenta la ricerca di pensioni integrative attraverso i tanti fondi proposti da molte assicurazioni.

A settembre di quest’anno le ricerche sono aumentate del triplo rispetto al 2015 (fonti online) con un’adesione incrementata del 4,6% e risorse dedicate aumentate del 7.6%. Cresce dunque la sfiducia nella possibilità di poter avere la pensione dallo Stato in un lontano futuro e comunque di averla in entità tale da poterci vivere.